C’è un discorso perentorio che colpisce: la staffilata più radicale della letteratura agli accademici e ai conformisti. Ecco: «L’intellettuale è felice di dominare l’altro, ma insieme resta esasperato da quest’altro, che gli presenta nel suo agire maldestro come una caricatura del proprio pensiero». Quanta illuminazione sui letterati di oggi e di domani! Col corollario di una domanda appesa sulle labbra: non è davvero il dominio e l’esasperazione, il ritorno maldestro e caricaturale, l’orrore più terrificante della grandezza di Martin Heidegger?

Dalla «prefazione» di Arnaldo Colasanti a «Dostoevskij» di André Gide, nella traduzione di Maria Maraschini, revisionata da Gilberto Corsi, di imminente pubblicazione


Luigina Dinnella sull’inserto culturale «via po» dei «Conquiste del lavoro», di sabato scorso 11 maggio, torna sul libro di Marcela Iacub dedicato all’affaire Strauss Khan.

Luigina Dinnella sull’inserto culturale «via po» dei «Conquiste del lavoro», di sabato scorso 11 maggio, torna sul libro di Marcela Iacub dedicato all’affaire Strauss Khan.


Angelina Jolie annuncia la sua mastectomia per preservare la sua salute. Siamo sicuri che sia solo quella la motivazione del suo gesto? Qualche dubbio potrebbe sollevarlo la lettura del «Il sogno dell’eternità» di Céline Lafontaine, con la prefazione di R. Peverelli, che getta una luce inquietante sul corpo mutante e il mito faustiano dell’eternità corporale. Céline Lafontaine è docente di Sociologia all’Università di Montreal e da anni studia il «corpo immortale» nella cultura contemporanea.

Angelina Jolie annuncia la sua mastectomia per preservare la sua salute. Siamo sicuri che sia solo quella la motivazione del suo gesto? Qualche dubbio potrebbe sollevarlo la lettura del «Il sogno dell’eternità» di Céline Lafontaine, con la prefazione di R. Peverelli, che getta una luce inquietante sul corpo mutante e il mito faustiano dell’eternità corporale. Céline Lafontaine è docente di Sociologia all’Università di Montreal e da anni studia il «corpo immortale» nella cultura contemporanea.


3 giorni fa with 1 nota
Nicanor Parra, «leggenda vivente della poesia cilena il cui controcanto ironico privilegia un linguaggio quotidiano per rompere schemi e retoriche», così lo presenta il XXVI Salone del Libro di Torino il cui Paese ospite quest’anno è il Cile. Parra è cileno, parente di Violeta Parra, Medusa ha pubblicato nel 2008 questa brillante raccolta di poesie.

Nicanor Parra, «leggenda vivente della poesia cilena il cui controcanto ironico privilegia un linguaggio quotidiano per rompere schemi e retoriche», così lo presenta il XXVI Salone del Libro di Torino il cui Paese ospite quest’anno è il Cile. Parra è cileno, parente di Violeta Parra, Medusa ha pubblicato nel 2008 questa brillante raccolta di poesie.


La recensione del «Nostro sistema solare» di Rosita Copioli a firma Bianca Garavelli, apparsa su «Avvenire» dell’altro giorno, sabato 11 maggio.

La recensione del «Nostro sistema solare» di Rosita Copioli a firma Bianca Garavelli, apparsa su «Avvenire» dell’altro giorno, sabato 11 maggio.


Bianca Garavelli su «Avvenire» di oggi recensisce di Rosita Copioli «Il nostro sistema solare», da poco in libreria. Il titolo è tratto dagli «Anni di viaggio di Wilhelm Meister» di Goethe. Libro di estrema e colta sensibilità trova nelle parole di Bianca un’ulteriore conferma.


[…] Che cosa fa legge per l’uomo? La biologia del cervello? O la biologia del cervello e la struttura relativa al linguaggio che sostiene, nella nostra specie, il fenomeno della vita e della riproduzione della vita? Detto in altre parole, dove è il normativo per l’Occidente? La risposta oggi è nello smarrimento delle menti, e negli effetti di decomposizione soggettiva e sociale indotti dalla destrutturazione del montaggio, mediante la disistituzione di massa. Così, due assi di riflessione si presentano a noi qui: – rivisitare la dimensione dogmatica, apprenderla in quanto livello di organizzazione specifica dell’umano. – Riprendere la problematica del normativo, a partire da questa logica dogmatica, che si manifesta nelle società attraverso il fenomeno istituzionale.

È ciò che scrive Pierre Legendre a p. 60 dell’«Occidente invisibile» (2009). Un testo breve, non più di 118 pagine, tradotto nel 2009 da Paolo Heritier. La sua è una riflessione che nel nostro attuale gergo nazionale è quasi del tutto assente. Si crede, con un ritardo culturale di dimensioni difficilmente valutabile oggi, ma di cui certamente negli anni prossimi subiremo le conseguenze profonde, che i mutamenti sociali ancor prima che individuali, e questa sequenza è già indice di un pre-giudizio, necessitano di un ulteriore slancio destrutturante. Le forze culturali che si disputano in Italia le spoglie della coesione sociale dibattono solo il modo con cui poter liberare l’uomo da quella dimensione normativa nella quale, secondo Legendre, è solo possibile incontrare l’altro e noi stessi.


1 settimana fa with 1 nota
Credere in quell’immaginario derivato che sono le «opinioni» è, per l’esistenza, fonte di disordine tanto quanto lo sono i progetti su larga scala e non significa essere al sicuro dagli attriti con la prima realtà, proprio come nel caso dei grandi immaginatori. Disillusione verso questa o quella ideologia, conversione da una all’altra o cinismo verso ciascuna di esse sono fenomeni comuni. Se, da una parte, l’uomo con le sue «opinioni» e le sue esperienze di una vita incompleta e insopportabile ha divorziato dalla realtà, o se, dall’altra, non riesce a riguadagnare la propria esistenza perché l’abitudine al disordine è così forte che non ha più l’energia spirituale di opporvisi, o perché anche l’accesso alla conoscenza è sbarrato dall’autorità istituzionalizzata del sistema educativo che agisce con una forte pressione sociale attraverso i mass media e l’opinione pubblica, allora l’unico modo di riappropriarsi di una vita reale è il ritorno alla propria vitalità animale.

Eric Voegelin, «Che cos’è la storia», traduzione e cura Giulia Rossi, pref. Riccardo De Benedetti, p. 169. Sono saggi raccolti nel vol. 28 dei Collected Works presso Louisiana State University Press nel 1990.


Ogni dignità, ogni coraggio civile, ogni sforzo pubblico minimamente generoso è morto nel momento preciso in cui il Suffragio Universale è entrato in uso. Che non mi si parli di giugno Quarantotto o della Comune del Settantuno: sommosse costruite di sana pianta e da lungo tempo dalla Massoneria e dalla sua branca recente, l’Internazionale, a colpi di giornali, di denaro e di reclutamento in ogni paese, in tempo di fame e di esaltazione straordinaria in cervelli stretti surriscaldati dalla miseria avvinazzata; nessuna spontaneità in queste due sortite delle forze socialiste: parole d’ordine e compulsione!

Non c’è reazionario più tenace e feroce, più tagliente e amante della patria perduta di colui che a suo tempo fu il contrario, libertino e trasgressivo, ribelle e maledetto. Il caso di Paul Verlaine e del suo «Viaggio in Francia di un francese» è quasi di scuola. Mantiene tutta la scrittura di un tempo, del suo tempo, questa volta, l’ultima, contro la Francia dell’esperimento comunardo. Si può dire di questo testo che è tecnicamente una lucida Reazione. La prefazione è di Giancarlo Pontiggia e la traduzione è di Luana Salvarani.


Le considerazioni apparse sabato 4 maggio sul «Foglio», a partire dal libro di Svend Ranulf «Indignazione e psicologia della classe media».

Le considerazioni apparse sabato 4 maggio sul «Foglio», a partire dal libro di Svend Ranulf «Indignazione e psicologia della classe media».


Sull’indignazione in Ranulf e l’emozione che punisce

intervengo sul «Foglio» di oggi, a p. 3.


In ogni caso, l’idea cristiana della venuta del Regno di Dio si è talmente secolarizzata che il regno della perfezione umana si prefigura come qualcosa di raggiungibile in terra, all’interno di un processo storico senza fine; in una prospettiva temporale infinita il regno si attua per coincidere con quello attuato da Dio. Tutto ciò solleva però la questione sconcertante del perché allo stato attuale le persone dovrebbero condurre una vita imperfetta mentre le generazioni future potranno beneficiare di un’esistenza beata sulla terra – un problema che non risale all’idea cristiana originale che distingue il regno dei cieli toto coelo dagli eventi mondani. Kant, che considera il regno dei cieli come un regno terreno lontano, prova quindi “stupore” di fronte al trattamento disuguale che la provvidenza divina riserva alle generazioni presenti e future. Anche se la vita in questo mondo è imperfetta, l’esistenza perfetta a seguire può essere concepita solo come un’esistenza terrena […]
— La riflessione è alle pp. 22-23 del libro di Eric Voegelin, «Razza. Storia di un’idea». Scritto e pubblicato nel 1933, rimase in libreria per qualche mese, scomparse tra le fiamme dei roghi di libri. È un excursus dell’idea di razza, dalle teorie linneiane al sistema kantiano, nel quale Voegelin riconduce l’emergere del problema della razza alla rivoluzione teoretica implicata nella nuova visione moderna del rapporto tra uomo e natura. Fu il primo vero atto di accusa contro la dottrina nazista della razza ma saldamente inserito all’interno di un’evoluzione di pensiero i cui principali esponenti si trovano nell’insospettabile sicumera illuministica su ciò che è umano e ciò che non lo è, filtrata all’interno stesso del costituirsi delle comunità umane. Libro splendidamente tradotto da Giulia Rossi, pubblicato nel 2006.

2 settimane fa with 1 nota
È un buon esercizio per la mente e un modo di guadagnare l’intimità di una civiltà confrontare i reali costumi di una società con le prescrizioni della sua morale e della sua religione, e poi misurare lo scarto tra le due cose. Ora, così come le vecchie società d’Europa selezionarono nel cristianesimo ciò che poteva consolidare le loro posizioni (omettendo o travestendo ciò che avrebbe avuto come effetto di correggere i loro vizi essenziali), le società dell’Africa e dell’Asia Minore riservarono all’islam un trattamento dello stesso genere.

Cito questa considerazione tratta dal libro di Germaine Tillion, «L’harem e la famiglia», un libro del 1966. Solo nel 2007 tradotto da Mario Porro e curato da Marina Calvo Pérez e Andrea Celi che nella loro introduzione precisano l’attualità del suo approccio alla condizione femminile nella zona del Mediterraneo.

Lo scarto di cui parla la Tillion nella citazione è ciò che in questo momento la nostra cultura diffusa tende a cancellare dalle sue analisi. Nella considerazione che dedicano sia alle civiltà ancora religiose che si presentano nelle nostre compagini sociali sia alla religione in quanto tale si tratta per il pensiero corrente di omettere e travestire ciò che avrebbe potuto correggerne i vizi.


2 settimane fa with 1 nota
La recensione di Giuseppe Conte, apparsa sul «Giornale» il 29 aprile, di «Poesie dell’intimità» di Leopoldo Panero, a cura di G. Morelli.

La recensione di Giuseppe Conte, apparsa sul «Giornale» il 29 aprile, di «Poesie dell’intimità» di Leopoldo Panero, a cura di G. Morelli.


Indignazione: ovvero come collaborare alla punizione del criminale

Questa la definizione in apertura di «Indignazione e psicologia della classe media» di Svend Ranulf [1938]. Prima di diventare il mantra, più o meno feroce, dei presunti nuovi movimenti della società civile, l’indignazione descritta da Ranulf era sentimento analizzato in stretta connessione con il risentimento. Qualcosa di sordo e forse di sordido, funzione diretta dell’invidia e della volontà di potenza di classi medie desiderose di un più evidente riconoscimento sociale.

Che oggi sia tratto distintivo di una certa sinistra dovrebbe essere motivo di seria riflessione. Nel pensiero di un certo Karl Marx non c’è pagina che induca al risentimento sociale come motivazione primaria della lotta di classe; neppure le condizioni di vita più infami, se non supportate dalla coscienza di essere il prodotto di un distorto modello di scambio tra uomo e natura, possono dare il via al processo rivoluzionario. Che lo possa fare un sentimento come l’indignazione è un mistero che il libro di Ranulf, almeno in parte, riesce a spiegare.

La traduzione è di Cristiano Casalini e Luana Salvarani


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